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L’alfabeto del vino – P come Passerina

Questo vitigno autoctono dell’Italia centrale contende le sue origini tra la zona di Frosinone e le Marche poiché, essendo stato coltivato fin dall’antichità in tutto il Centro Italia anche con nomi diversi (Uva passera, Caccione, Uva d’oro, Trebbiano di Teramo, Campolese, Trebbiano Dorato, Trebbiano Scenciato, uva Fermana e Cacciadebiti ) è difficile stabilirne l’esatta origine, seppur gli studiosi siano quasi tutti certi che provenga dalle Marche. Di certo si sa che il suo nome particolare si deve alla ghiottoneria che i passeri hanno per le sue bacche particolarmente dolci e ricche di sostanze benefiche come la quercitina. Un fatto molto curioso è dato da uno dei suoi sinonimi, Cacciadebiti: si dice che questo nome sia nato perchè in passato questo vino prelibato veniva utilizzato come metodo di pagamento.

Il vitigno si presenta con foglie di medie dimensioni, pentagonale e pentalobata. Il grappolo è medio-grande, piramidale o conico, di media compattezza o quasi spargolo, a volte alato, mentre l’acino è di piccole dimensioni, sferoidale, uniforme, con una buccia pruinosa, spessa, consistente e di colore giallo.

Il vino che se ne ottiene è di colore giallo paglierino con riflessi dorati. Al naso si possono sentire note di frutta tropicale e floreale con profumi di ginestra. Un vino pieno ed asciutto, dotato di buona acidità che si presta sia alla spumantizzazione che all’appassimento.

Di questo vino dicono che sia Vivace come la luce, fresco come la primavera “ , con il caldo che ha assalito la città un calice di Passerina fresco è quello che ci vuole! Click to Cin!