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Il Pinot Bianco di Mr. Cecchini

 

Questo vino vede la sua nascita naturale nel 2016 e commerciale, almeno per noi, nel corso del Vinitaly 2018 quando, andando a trovare un amico di vecchia data, vedo sul suo banco di degustazione questa bottiglia tanto nuova quanto accattivante.

Marco Cecchini, Indipendet Winery in Italia (…come gli piace definirsi), ogni tanto regala delle sorprese e noi eravamo rimasti al suo Chardonnay in versione “bella” nel 2016, ora è il turno di un Pinot Bianco che se alla prima sensazione riporta subito alla tradizione di questo bianco, alla seconda ricorda subito che esce dalla sua cantina di Faedis.

Curiosità sul Pinot Bianco

Facciamo un piccolo excursus, il Pinot Bianco è una variante del Pinot Nero, lungamente confuso con lo Chardonnay e che, in Italia, si è arrivati ad una chiara classificazione all’inizio del XXI secolo. Nato in Germania, da noi è presente da circa 200 anni e le zone più votate alla coltivazione sono soprattutto il Friuli ed il Trentino grazie al loro clima.

Le migliori espressioni che ci è capitato di degustare negli ultimi anni provenivano tutte proprio dal Friuli Venezia Giulia con alcune digressioni dell’Alto Adige, zone adatte al vitigno considerate le rese sempre molto basse che permettono di ottenerne un vino bianco strutturato ma sempre morbido e “grasso“, naturalmente portato ad una maturazione in barrique e ad essere, volendo, invecchiato.

Sfumature di Cecchini…

Marco al suo ha voluto mettere il vestito della festa, quello “bello”, partendo dall’etichetta che riporta la memoria subito al suo signore di cantina, il Riesling e, una volta messo nel bicchiere, ci troviamo al cospetto di un vino di colore giallo paglierino bello carico (ah le barrique…) con riflessi verdognoli e un profumo stranamente intenso considerato che questa componente, solitamente e per la nostra esperienza, rappresenta il tallone d’Achille che tante volte ci aveva portato a non considerarne l’acquisto da altre cantine; il sapore è delicato ed elegante, con quella caratteristica di lunghezza derivante da un’acidità medio alta che regala un’esperienza degustativa lunga e di soddisfazione; asciutto e sul finale vellutato ed amichevole.

In definitiva ed in chiusura, come sempre il buon Cecchini non lascia nulla al caso ed allargando lo spettro dei bianchi, conferma le sue capacità in tema di vinificazione ed affinamento di vini bianchi dove, come sempre e per sempre, per me il Tovè (il suo Friulano) rimarrà sempre inarrivabile grazie alle sue intuizioni e questo Pinot Bianco, col passare degli anni, riuscirà senza dubbio a conquistare tanti cuori (ndr: palati) quanto saranno, almeno, le bottiglie prodotte!

Se a qualcuno fosse venuta la curiosità di provarlo leggendo queste poche righe…lo trovate qui!