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L’alfabeto del vino – V come Verdicchio

Oggi vi racconto la storia di uno dei miei vitigni preferiti: il verdicchio. Un vitigno autoctono tipico delle Marche dal quale si ricava un ottimo vino bianco vinificato in purezza che, secondo un recente studio, risulta essere il vino bianco “fermo” con più riconoscimenti dalle guide italiane del settore. Viene anche chiamato: Verzello, Verdone, Trebbiano di Soave, Marino, Verdicchio giallo, Trebbiano verde, Marino, Turbiana, uva marana, Verdicchio verde, marchigiano, Uva Aminea, Trebbiano di Lugana. Le principali zone di coltivazione sono quella dei Castelli di Jesi (AN) e un’area più ristretta nel comune di Matelica (MC), entrambe contrassegnate dalla D.O.C. e per le Riserva dalla D.O.C.G.

Sull’origine del Verdicchio non si hanno molte notizie si sa solo che l’arrivo della vite in queste zone si deve ai monaci benedettini che iniziarono a coltivarla nel medioevo. Solo dopo il 1500 le tecniche vitivinicole ed enologiche per coltivare e crescere questo vitigno riescono ad espandersi al di fuori dei conventi e a propagarsi nelle campagne del luogo. Nel 1881 il verdicchio viene riconosciuto come il più pregiato tra i bacca bianca e, dal 1950 la sua popolarità inizierà ad aumentare, tra alti e bassi del mercato, fino a raggiungere negli ultimi decenni, un rinnovato clamore sui mercati nazionali e internazionali.

Il vino che si ottiene è dal colore giallo paglierino con venature verdoline, che arriva al naso con profumi intensi e delicati di fiori, frutta e vegetali supportati da lievi contrasti agrumati che, con un affinamento maggiore, regalano ancora più molteplicità di sensazioni. Al gusto si percepisce subito la sua struttura sapida e fresca che regala armonia ed equilibrio di sapori supportati da una morbidezza raffinata. La persistenza rimane sia nel palato che nei profumi. È un vino capace di invecchiare con grande eleganza, come pochi altri bianchi in Italia, merito anche della grande struttura e dell’elevato tenore alcolico.

Cosa aspetti a provarlo? Cin Cin!