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venerdì, Dicembre 3Storie, Racconti, Notizie sul mondo del Wine & Beverage

DE VITE HOFSTÄTTER E LA SUA STORIA

Un calice di De Vite ha un solo difetto: dura pochissimo. Pochi i secondi che intercorrono tra un sorso e l’irresistibile desiderio di averne un altro, da qui il suo elevato indice di godimento. 

Dentro a quel calice c’è una storia che racconta le gesta del Sig. Paolo Foradori Patron di Hofstätter.

Il primo che importò in Italia negli anni 60 il vitigno Kerner, di cui era vietata l’esportazione dalla Germania, passando il confini con i tralci nel bagagliaio e dichiarando alle dogane che si trattava di un ausilio qualora l’auto avesse slittato sul ghiaccio!

Essendo l’importazione proibita, lo chiamò De Vite, ad oggi unica etichetta della linea di Hofstatter con un nome di fantasia. Negli anni il suo blend è cambiato e da moltissime annate ormai è: Sauvignon, Pinot Bianco e Müller Thurgau.

Hofstätter, possiede oltre 50 ettari di proprietà dislocati in quattro Masi, parola che in Alto Adige identifica la tenuta con i suoi i poderi e gli appezzamenti, su entrambi i versanti della Valle dell’Adige.

Quando un Vigneto per micro-clima, impasto del terreno, esposizione si sposa in altissima vocazione con un unico Vitigno si definisce un CRU! Diffidate di definizioni più sommarie, questa definizione è importantissima perché ci dà l’emozione di avere la Vigna, quella unica, irripetibile Vigna nella bottiglia e quindi nel nostro calice.

Hofstätter, ne ha ben 8 tutte dichiarate in etichetta.

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