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#winestories – Caven, la storia della Vendemmia, prima parte

Cari Winelovers,

è stato tempo di vendemmia in Valtellina! Grazie al racconto degli esperti dell’azienda agricola Caven vi racconteremo questo momento che, consiglio, andrebbe vissuto almeno una volta nella vita. Quindi quest’oggi vi parleremo di come avviene e come si vive la vendemmia a Caven.

Già questa primavera diverse gelate hanno colpito le culture sopratutto nel mese di aprile, dove si è verificato un abbassamento delle temperature senza precedenti storici. Il freddo quasi invernale (si sono raggiunti i – 2°C) ha gelato quasi tutti i vigneti pianeggianti e del piede di versante. Fortunatamente il periodo estivo ha visto una normalizzazione nell’andamento climatico e un conseguente sviluppo vegetativo, che ha riportato la situazione ad un livello stabile. Le fasi fenologiche sono state anticipate di circa 15 giorni a causa della scarsità di piogge, che sono state invece abbondanti in un settembre caldo e umido, il contrario di ciò che si verificava normalmente con notevoli escursioni termiche. Queste fasi altalenanti hanno avuto come esito un anticipo della raccolta, che è avvenuto 13 giorni prima rispetto al periodo tradizionale.

Il 25 settembre Caven ha dato il via alla raccolta in cassetta dell’uva (utilizzata per la produzione dello Sforzato di Valtellina D.O.C.G). Non era mai iniziata così presto! L’uva era in perfette condizioni, ben matura e consistente, preludio ad un ottimo appassimento. Il 27 settembre invece è iniziata la vendemmia tradizionale che è tutt’ora in corso; l’uva scelta una volta vinificata si è dimostrata completamente matura anche per quanto riguarda la maturità fenolica e l’estraibilità dei polifenoli (componenti chimici presenti nei chicchi d’uva e nei raspi, in
particolare nella buccia e nei semi, che conferiscono le caratteristiche organolettiche al vino ).

Ma quali sono i passaggi della vendemmia?

Ovviamente il primo passaggio è la raccolta di cui abbiamo parlato prima, scoprendo che a Caven si effettua in due modi: a cassetta e in maniera tradizionale (mettendo l’uva nel “cavagn”, come si dice in gergo).  Il secondo passaggio è la pigiatura, ma prima che venga effettuata esiste un piccolo passaggio chiamato diraspatura. La diraspatura consiste nella separazione dei raspi dai grappoli, così da ottenere un prodotto che risulterà meno astringente con acidità fissa e grado alcolico più elevati (perché non ci sarà assorbimento di alcool e cessione di acqua da parte del raspi).  La pigiatura invece è l’operazione che serve a rompere con delicatezza la buccia degli acini e permette una prima fuoriuscita del succo e della polpa in modo che i lieviti entrino in contatto con il liquido che verrà poi trasformato in vino. 

Cosa succede dopo la diraspatura? Pronti a raccontarvelo, nel prossimo articolo!

Nell’attesa potete guardare questo video: in Valtellina è sempre più crescente il desiderio di ritornare alle radici della cultura, e il vino ne fa parte. Per questo molte scuole vanno a visitare le vigne e a provare l’emozione di raccogliere i grappoli di Chiavennasca, avendo un contatto diretto con la natura e con i doni preziosi che ci offre…