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Marchiopolo, i Franciacorta: il fascino del “metodo classico”

La produzione della vite in Franciacorta ha origini remote ed è legata ad un luogo che porta il suo stesso nome.

La Franciacorta…

Le sue radici si trovano nel cuore della Lombardia, in un territorio, la Franciacorta appunto, compreso tra l’estremità meridionale del lago d’Iseo e Brescia.

Qui si apre davanti a noi una zona di dolci colline, ricca di boschi e elementi naturali che la caratterizzano profondamente. Questo territorio è racchiuso infatti da un anfiteatro morenico, che insieme alle Alpi Retiche, al fiume Oglio a ovest e al Monte Orfano a sud, influenzano l’area attraverso i venti e riducono le escursioni termiche annue, diminuendo il rischio di gelate e intensificando le precipitazioni. L’origine morenica, inoltre, dona ai terreni di quest’area una straordinaria ricchezza minerale, che unita all’eterogeneità che compone i suoli, costituisce l’elemento distintivo di una viticoltura di qualità, pienamente apprezzabile nelle caratteristiche sensoriali di ogni Franciacorta.

La coltivazione della vite fu quindi una costante della Franciacorta, dove, dall’epoca romana al periodo tardo-antico fino al pieno medioevo, crebbero vigneti anche grazie alle favorevoli condizioni climatiche e alla particolare composizione del terreno.

I vini Franciacorta nascono perciò da un territorio naturalmente ricco e vario, e non solo da lì prendono le uve, ma sempre in questo luogo vengono svolte tutte le operazioni di vinificazione, imbottigliamento (tiraggio), elaborazione e fermentazione in bottiglia. Proprio in questa fermentazione in bottiglia risiede la tradizione del Franciacorta, unico metodo ammesso per la presa di spuma chiamato anche “metodo classico”.

Il processo di produzione del Franciacorta

Questo processo di produzione è scandito da precise fasi, e in generale, prevede, dopo una prima fermentazione del vino generalmente in cisterne di acciaio, una rifermentazione in bottiglia indotta dall’aggiunta di zuccheri e lieviti selezionati (il tirage).

Tutto parte dalla raccolta delle uve, selezionate dai migliori vitigni Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Bianco, fatta a mano dai vignaioli. Al momento della compressione, che avviene con delicatezza per non stressare le uve, si ricava il mosto, che in primavera viene trasferito in vasche d’acciaio. Dopo circa 7 mesi dalla vendemmia il vino viene messo in bottiglia, e si arriva quindi alla fase del tiraggio, in cui vengono aggiunti i lieviti, che fermenteranno in bottiglia, e gli zuccheri. La bottiglia viene poi chiusa con un tappo a corona e posta in posizione orizzontale, e in questa posizione inizia la sua lenta rifermentazione.

Al termine di quest’ultimo periodo, chiamato periodo di affinamento, le bottiglie vengono poste su appositi cavaletti (pupitres) e ruotate giornalmente di 1/8 di giro. La loro inclinazione progressiva fa in modo che i sedimenti con i lieviti terminino verso il collo della bottiglia entro circa un mese. La rotazione (remuage) è in alcune aziende praticata a mano, anche se con le innovazioni tecnologiche si tende ora ad avere un procedimento meccanico che possa anche essere più preciso.

E alla fine di tutto… si arriva alla famosa sboccatura! Detta anche degorgement, questa fase prevede l’immissione delle bottiglie in una soluzione che crei all’interno del collo della bottiglia un piccolo blocco di ghiaccio, in modo da “intrappolare” i lieviti depositati.  La rimozione del tappo è la parte più divertente: il piccolo blocco di ghiaccio viene violentemente espulso, a causa della pressione interna che si era venuta a creare; una piccola quantità di vino fuoriesce e verrà poi aggiunto dello sciroppo di dosaggio, detto anche liqueur d’expédition, per livellare il tutto.

Di questo straordinario vino non poteva non interessarsi la cantina Marchiopolo, di cui vi abbiamo precedentemente parlato in questo articolo.

Il Franciacorta Rosé e il Franciacorta Pas Operé sono due vini di gran qualità, con entrambi una sosta sui lieviti per almeno 24 mesi prima del degorgement.

Franciacorta DOCG Brut Rosé

Ottenuto per il 55 % da uve Pinot nero e per il 45% da Chardonnay, si presenta fruttato con sentori agrumati e di frutti rossi, adatto agli aperitivi ma anche ai secondi piatti.

Con profumi più pastosi e un aroma di lieviti “crosta di pane”, il Franciacorta Pas Operé non ha invece bisogno di aggiunta di liqueur d’expedition così da lasciare intatte le sue caratteristiche originarie e privilegiare il classico aroma che gli appartiene.

Non vi resta che provare il gusto di questa profonda tradizione, scegliendo qui il Rosé oppure ordinando qui il Pas Operé, in base al vostro palato e a quello che più vi piace.

Noi… ve li consigliamo tutti e due!