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Quarta Generazione – Tutta la passione del Vulture in una goccia rosso rubino.

Monte Vulture

Alle pendici del Monte Vulture, un tempo ardente e tremendo, viene prodotto un vino che prende il suo nome: l’Aglianico del Vulture.

Sotto le sette punte del vulcano ormai spento c’è una start-up che vuole aumentare la visibilità dell’Aglianico del Vulture e svincolarlo dal tradizionale mind-set di vino importante da meditazione da invecchiamento.

 

Stiamo parlando di Quarta Generazione.

Con tre generazioni di enologi e produttori lucani Quarta Generazione è il nome del vino e della giovane azienda che produce il vino simbolo della sua regione, la Basilicata. Giovanna è la quarta generazione di questa azienda e, con la stessa passione del nonno e del padre, porta avanti il suo progetto rinnovandolo e rendendolo qualcosa di unico e innovativo.

Tre ettari di proprietà, come le tre generazioni che l’hanno preceduta e mani sapienti che sanno tradurre tutta la Terra del Vulture in una bottiglia. Tre ettari che permettono di dedicare tutte le attenzioni al meglio al fine di mantenere intatto lo standard qualitativo: conduzione biologica, produzione per ceppo e non per ettaro (1.5kg per pianta per un totale di circa 6200 piante per ettaro), vendemmia tardiva e raccolta manuale in cassette piccole.

“Quarta Generazione rappresenta l’evoluzione e l’arricchimento della storia della mia famiglia attraverso il mio modo di vivere la vita, girovago e al contempo fortemente ancorato alle proprie radici.”

Aglianico Quarta generazione

Noi di Winelivery non potevamo certo esimerci dal degustare un prodotto curato nei minimi dettagli come questo.

Quarta Generazione è un vino seducente. Ti incuriosisce con la sua etichetta in questo stile un po’ minimal che ti spinge a volerlo scoprire, di assaporarlo fino a notarne ogni sfumatura, ogni sapore. Quando lo stappi però ti accorgi che la semplicità che ti potevi aspettare non è proprio da lui. Il suo profumo ti coinvolge e ti porta a ballare una tarantella tra emozioni e sorprese. Il naso viene colpito da sentori che ricordano soprattutto la frutta sotto spirito, poi subito seguiti da note che richiamano la violetta, la cannella, il pepe nero e i chiodi di garofano. Quando poi fai il primo sorso comprendi che il suo carattere è tutt’altro che semplice, infatti è potente, strutturato e corposo, tannico e guidato da una ben lavorata vena acida. Un sapore che ti rimane impresso per molto tempo. Se voleste servirlo a cena vi consiglierei di provarlo come accompagnamento allo stufato di manzo al vino rosso o comunque con delle preparazione di carne o cacciagione.

Che dire? Questo vino rappresenta la Basilicata sotto ogni aspetto e come la Basilicata va provato per credere.

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