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L’alfabeto del vino – F… come Falanghina!

La storia narra di origini risalenti a colonizzazioni elleniche, come la maggior parte dei vitigni presenti nel sud del Bel Paese. La Falanghina si trova storicamente in due zone della campania: nel Taburno, ovvero le pendici meridionali di Montesarchio e Bonea, nei Campi Flegrei, in provincia di Napoli.

L’etimologia del nome falanghina parrebbe avere più di un’origine: potrebbe essere figlia del Falerno Bianco, antico vino campano già conosciuto al tempo degli antichi Romanio o derivare semplicemente da “falange”, ovvero il palo utilizzato per mantenere i tralci, molto vigorosi, che non consentono una coltivazione ad alberello.

Da ricerche recenti sul Dna del vitigno è stata evidenziata la presenza di due diversi cloni: uno beneventano e l’altro flegreo, differenti per forma e dimensioni, ma accomunati dalle caratteristiche organolettiche.

Il vitigno falanghina è abbastanza vigoroso e produttivo. Predilige le esposizioni collinari, con clima  secco e caldo e i terreni piuttosto poveri. Matura pienamente per metà settembre, con grappoli piuttosto grandi. La forma di grappolo e acino definiscono i due diversi cloni: quello beneventano ha il grappolo alato e l’acino leggermente oblungo, mentre quello flegreo ha forma conica e acino tondeggiante.

La Falanghina è un vitigno speciale, dà origine a ben otto vini Doc.

Negli ultimi decennia infatti la falanghina ha abbandonato l’identità di semplice vino da tavola, per affermarsi insieme al Fiano di Avellino e al Greco di Tufo, come una delle varietà a bacca bianca più apprezzate. La coltivazione con basse rese, le vinificazioni sempre più accurate, ne hanno fatto un vino di grande personalità, che si fa apprezzare soprattutto per la fresca fragranza dei suoi aromi.

Esistono anche versioni spumantizzate, da vendemmia tardiva e passita.

Ora vogliamo Provarlo!!! Yamm ya!