fbpx
sabato, Settembre 19Storie, Racconti, Notizie sul mondo del Wine & Beverage

Mastroberardino e i VIBRA: l’Irpinia impara a danzare

Ad Atripalda, poco fuori Avellino, c’è una cantina che i libri di storia del vino italiano citano quasi come un punto di riferimento geografico. Mastroberardino coltiva vigne in Irpinia da oltre due secoli e dieci generazioni si sono passate lo stesso mestiere, in un territorio dove l’altitudine, i suoli vulcanici e le escursioni termiche disegnano vini di carattere netto.

È la casa del Fiano di Avellino, del Greco di Tufo, dell’Aglianico e del Taurasi: uve che senza il lavoro ostinato di questa famiglia, nel dopoguerra, avremmo forse perso per strada. Oggi quella stessa cantina firma due etichette che sembrano arrivare da un’altra conversazione, più giovane e più leggera, e che invece parlano esattamente la lingua dell’Irpinia: Vibra.

Una cantina che ha salvato l’Irpinia dall’oblio

Le prime tracce documentate della famiglia in Irpinia risalgono al catasto borbonico, a metà Settecento. Da lì in avanti la storia si intreccia con quella del territorio: le cantine storiche di Atripalda, la tenuta di Mirabella Eclano nel cuore dell’areale del Taurasi DOCG, la ricerca sui cloni antichi di Aglianico, i vigneti a piede franco.

Il catalogo aziendale racconta questa stratificazione meglio di qualsiasi presentazione. Ci sono i cru che hanno costruito la reputazione internazionale della Campania, le riserve di Taurasi capaci di attraversare i decenni, i bianchi da lungo affinamento che hanno riscritto le aspettative su cosa possa fare il Fiano nel tempo. E poi, accanto, progetti che guardano avanti come VIBRA: non un esperimento laterale ma la stessa mano, applicata a un’occasione di consumo diversa.

VIBRA: la leggerezza come scelta, non come rinuncia

Entrambi sono DOC, Irpinia Bianco e Irpinia Rosso, ed entrambi hanno un tenore alcolico contenuto. La differenza rispetto a gran parte di ciò che oggi si trova sotto l’etichetta “low alcohol” è che qui non c’è dealcolazione. Nessun intervento sottrattivo in cantina, nessuna correzione a posteriori.

La leggerezza nasce in vigna: viticoltura attenta, vigneti selezionati in altura, raccolta anticipata. Si vendemmia prima, quando l’acidità è ancora alta e gli zuccheri non hanno completato la loro corsa. Il risultato è un vino che mantiene la fragranza varietale e alleggerisce il resto.

Per la nuova generazione di wine lover, e la Gen Z in particolare, è un discorso che funziona: energia, condivisione, autenticità, senza la sensazione di dover scegliere tra il piacere e la lucidità. Come sintetizza la comunicazione del brand, oggi il lusso non coincide con la rinuncia, ma con la libertà di vivere ogni occasione con più leggerezza.

VIBRA Irpinia Bianco DOC

Falanghina, Greco e Fiano, coltivati intorno ai 400 metri di altitudine su suoli di medio impasto ricchi di sostanza organica, con esposizioni prevalentemente a nord. Tre uve simbolo dell’Irpinia messe al servizio di un profilo agile.

Nel calice arrivano agrumi, frutta esotica e fiori bianchi, con quella traccia di petalo di rosa che il Fiano regala quando viene colto al momento giusto. Il sorso è vibrante, teso, irresistibilmente fresco: la beva scorre e ogni bicchiere chiama il successivo.

Funziona benissimo sull’aperitivo, ma dà il meglio in tavola con la cucina leggera e contemporanea. Sushi e sashimi, tempura di verdure, bruschette gourmet con pomodorini confit e burrata, taglieri di formaggi freschi e hummus. E poi risotti agrumati, cous cous alle verdure con limone e menta, insalate di farro con erbe aromatiche.

VIBRA Irpinia Rosso DOC

Aglianico e Merlot, per un rosso che rovescia le aspettative su cosa significhi bere aglianico. Al posto della struttura importante e dei tannini da attendere, un colore luminoso e un profilo che gioca sulla scorrevolezza.

Il naso apre su piccoli frutti rossi, melograno, agrumi e note floreali delicate. In bocca è morbido, succoso, sorprendentemente fresco: si beve con una facilità che sorprende chiunque associ il rosso campano alla sola dimensione muscolare.

È il vino da servire leggermente fresco, da aprire su una pizza, un tagliere, una grigliata di verdure o un piatto di carne bianca.

90 punti James Suckling per entrambi

Il riconoscimento è arrivato puntuale: James Suckling ha assegnato 90 punti sia al VIBRA Irpinia Bianco DOC sia al VIBRA Irpinia Rosso DOC.

Vale la pena soffermarsi su cosa significhi. Un punteggio a due cifre alte su vini a bassa gradazione e pensati per il consumo immediato, dice che la critica internazionale ha smesso di considerare la leggerezza una categoria minore. E dice, soprattutto, che il metodo scelto da Mastroberardino, costruire l’alcol basso in vigna anziché toglierlo in cantina, regge alla prova del calice.

Quando aprirli

L’aperitivo lungo che diventa cena. La serata sul terrazzo quando il caldo non concede vini impegnativi. Il pranzo di sabato in cui nessuno vuole addormentarsi sul divano alle tre. La festa in cui la bottiglia gira e deve reggere il ritmo per ore.