C’è un lembo di Toscana che si nasconde bene. Scendendo a sud di Montepulciano, verso l’antica Chianciano, dalla strada si intravede appena un frammento di facciata dallo stile antico, incastonato in una collina di ulivi e schermato dai cipressi che accompagnano il vialetto d’ingresso. È l’unico indizio visibile di Poggio del Moro, cantina biologica boutique che di quella discrezione ha fatto una cifra stilistica.

Una cantina costruita a mano
Poggio del Moro nasce dall’amore e dalla passione di Tanya, che negli ultimi diciassette anni ha dato forma alla tenuta con l’aiuto di un team giovane, professionale e appassionato arrivato da ogni parte del mondo. Il risultato non è un’azienda pensata per i grandi numeri, ma un progetto agricolo curato pezzo per pezzo: vigneti, uliveti e alberi da frutto coltivati manualmente, e un raccolto che si trasforma in prodotti di altissima qualità.
La filosofia della cantina si regge su pochi principi ripetuti con costanza: fedeltà alla tradizione, ricerca dell’eleganza e dell’eccellenza, amore per la natura e attenzione premurosa verso ogni singola uva e ogni singolo ulivo. L’obiettivo dichiarato è uno solo — riuscire a esprimere l’anima dei vigneti. Per questo la conduzione segue tecnologie a basso impatto ambientale, con lavorazioni manuali, rispetto rigoroso della natura e della tradizione e attenzione a ciascuna fase produttiva.
I numeri raccontano la scelta di campo: quattordici ettari di vigneto, dodici dei quali piantati a varietà a bacca rossa — Sangiovese, Merlot, Syrah, Cabernet Sauvignon e Pinot Nero — e i restanti due dedicati alle uve bianche.
Oggi la cantina è una struttura moderna e ben attrezzata, con una sala degustazione confortevole e un piccolo shop interno in cui la tenuta accoglie i suoi ospiti. Dall’esterno, però, continua a non dare troppo nell’occhio: quel pezzo di facciata tra gli ulivi e i cipressi resta la sola soglia visibile di un mondo che va attraversato per essere capito.
“Galio”: il rosato della linea Floreal
Tra le etichette della casa, il Rosato Toscana I.G.P. “Galio” appartiene alla linea Floreal ed è forse quello che riassume meglio l’idea di piacevolezza della cantina. Poggio del Moro lo presenta con una formula che è già una dichiarazione d’intenti: facilità e leggerezza portate al livello di una forma d’arte.
Nel bicchiere il colore è corallo, luminoso e invitante. Al naso arriva una nota delicata di prugna rosa, che secondo la cantina ha il potere di evocare il ricordo di una vacanza lontana, quasi esotica. È un vino che la casa racconta come custode di un piccolo segreto: un viaggio da fare sorso dopo sorso, capace di riportare a galla i ricordi più luminosi e di restituire una sensazione di pace e completezza.
L’evoluzione aromatica segue la stessa logica floreale: un campo di violette che si apre in un bouquet fresco di iris, e poi una suggestione di gelso che richiama il sapore familiare della mandorla. Il sorso è gentile, morbido, di quelli che non chiedono attenzione ma la ottengono comunque.

Un rosato da avere sempre a portata di mano
Poggio del Moro è la dimostrazione che il fascino toscano non ha bisogno di alzare la voce. E il Galio ne è la traduzione più immediata: un rosato che non si prende troppo sul serio ma che è costruito con la stessa cura maniacale riservata alle etichette più importanti della casa.
Perfetto per un aperitivo che si allunga, per una cena di pesce improvvisata o semplicemente per una sera in cui si ha voglia di qualcosa di fresco e ben fatto. Il resto — trovarlo, e trovarlo in fretta — lo lasciamo a noi.
