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giovedì, Settembre 10Storie, Racconti, Notizie sul mondo del Wine & Beverage

Cantina Urbana: a Milano il vino si fa in città

A Milano, sui Navigli, non c’è solo un wine bar, ma una vera e propria cantina: dalla selezione delle materie prime alla pressatura, dalla fermentazione all’affinamento, fino all’imbottigliamento, ogni fase della produzione avviene nel cuore della città. Vi presentiamo Cantina Urbana.

Piccole produzioni, poca chimica e molta pazienza

Una volta selezionate le materie prime, in Cantina Urbana nascono piccole produzioni pensate a partire dal gusto finale che si vuole ottenere. Niente prodotti chimici spinti, livelli di solforosa bassissimi e in alcuni casi nulli, affinamenti spontanei.

Il contenitore cambia a seconda di ciò che il vino chiede: botti di legno, anfore di terracotta, acciaio.

Una rete di vignaioli lunga l’Italia

Le uve arrivano da lontano: da anni, infatti, il team viaggia per l’Italia alla ricerca delle migliori varietà autoctone, e da questa ricerca è nato un network di viticoltori amici che curano le proprie vigne con devozione. Giovani rivoluzionari, professionisti maturi, tradizionalisti che tramandano il sapere di generazione in generazione: sono loro a rendere possibile il resto.

Questa rete è ciò che permette a una cantina metropolitana di mettere in contatto il vino artigianale di qualità con una città aperta al mondo. Ed è da qui che arrivano le due bottiglie di cui parliamo oggi: due orange, che dalla stessa scelta di fondo prendono strade molto diverse.

Ringhio Orange: solo uva e pazienza, poi ringhia

Il Ringhio Orange è il primo vino “orange” della casa. Macerato in anfora di terracotta, materiale naturale e poroso, ideale per le macerazioni medio-lunghe: il vino fermenta spontaneamente e affina lì dentro, a contatto con le proprie bucce, per sei mesi. Da lì il colore aranciato. Solo uva e pazienza… poi ringhia!

L’uva è Riesling in purezza, dall’Oltrepò Pavese. Fermo, tannico, ruvido: la macerazione lunga lascia il segno, e sotto quella scorza arrivano pesca, albicocca e infuso di tè, con un finale fresco e persistente.

È un vino da sera, e da tavola importante: chiede cibo grasso e formaggi. Servitelo tra gli 8 e i 10 gradi, in un calice ad apertura media. È un vino particolare, senza un approccio consono, un po’ fuori dagli schemi: motivo sufficiente, per valere il prezzo del biglietto.

Ancestrale Orange: malvasia rifermentata in bottiglia, come una volta

L’Ancestrale viene dai colli piacentini ed è una malvasia in purezza. Anche qui si parte dalle bucce: cinque giorni di macerazione in acciaio, sufficienti a portare il colore su un giallo intenso e dorato e a dare al vino la struttura tipica dei macerati. Seguono una prima fermentazione in acciaio di dieci-quindici giorni e poi il passaggio che gli dà il nome.

Il metodo ancestrale prevede infatti una rifermentazione in bottiglia che dura qualche mese, senza sboccatura, come una volta: i lieviti restano dentro, e regalano al vino un gusto più intenso e quei sentori inconfondibili dei rifermentati. È una bottiglia viva, ancora in movimento, e si sente.

Il risultato è un vino secco, privo di residuo zuccherino, con canditi, agrumi, frutta a polpa gialla ed erbe aromatiche. Va bevuto giovane e freddo e per questo il suo momento è l’aperitivo. Regge bene anche la cucina orientale, il sushi, i salumi e i formaggi giovani: è IL macerato da tutti i giorni.