fbpx
sabato, Settembre 19Storie, Racconti, Notizie sul mondo del Wine & Beverage

Contadi Castaldi: la Franciacorta unconventional in tre etichette

Ad Adro, in provincia di Brescia, c’è una cantina che ha scelto di raccontarsi con una parola sola: unconventional. Contadi Castaldi non usa il linguaggio rassicurante che ci si aspetta da una casa di Franciacorta. Si definisce “un brindisi giovane e libero da costrizioni” e dichiara apertamente a chi parla: ai ribelli, agli spiriti liberi, a chi non ha voglia di somigliare a qualcun altro.

Dietro questa postura c’è un mestiere preciso, quello della Cuvée. È il lavoro di assemblaggio che permette a ogni bollicina di portare nel bicchiere la personalità dell’intero territorio franciacortino, non di un singolo appezzamento. Una scelta che dice molto: invece di inseguire l’eccezione, Contadi Castaldi cerca il ritratto completo di una zona.

La collezione è ampia ma noi ci concentriamo su tre bottiglie che, messe in fila, funzionano quasi come un percorso di avvicinamento allo stile della casa: Satèn, Brùt e Rosé.

Satèn: la morbidezza che resta asciutta

Il Satèn è 100% Chardonnay e riposa sui lieviti per un periodo lungo, tra i 30 e i 36 mesi, ai quali si aggiungono altri 3 o 4 mesi di affinamento dopo la sboccatura. Sono tempi che si sentono nel bicchiere.

Il colore è giallo paglierino, attraversato da un perlage fine e persistente. Al naso arriva fresco ed elegante, con profumi netti di biancospino e crosta di pane, note balsamiche e poi sfumature più inattese: mela renetta, fichi secchi, arachidi. È un profilo aromatico che si allarga man mano che il vino sta nel calice.

In bocca la sensazione dominante è la morbidezza, ma senza dolcezza: il sapore resta fresco e gradevole, e il finale è lungo e deciso. Una vera ricerca di armonia tra complessità e piacevolezza, che è forse il modo più onesto di riassumerlo.

Brùt: il passo veloce

Se il Satèn gioca sull’ampiezza, il Brùt gioca sulla scorrevolezza. La cuvée mette insieme 80% Chardonnay, 10% Pinot nero e 10% Pinot bianco, con una permanenza sui lieviti di 20-26 mesi e 3-4 mesi dopo la sboccatura.

Nel bicchiere è giallo paglierino con riflessi verdognoli, animato anche qui da un perlage fine e persistente. Il naso è fresco, aperto da note floreali di tiglio e poi da sfumature di agrumi, pesca bianca e pepe verde, che aggiunge una nota quasi vegetale e stuzzicante.

Il sorso è teso e croccante, verticale, sapido, con un finale persistente. È l’etichetta più immediata delle tre, in un linguaggio sensoriale accessibile: uno stile equilibrato e versatile.

Rosé: il Pinot nero in primo piano

Il Rosé è dove il Pinot nero prende spazio davvero: 35%, accanto al 65% di Chardonnay. L’affinamento sui lieviti va dai 24 ai 30 mesi, seguito dai consueti 3-4 mesi post sboccatura.

Il perlage è fine e persistente, e lo stile che ne esce viene descritto come dichiaratamente moderno. Al naso si riconoscono note chiare di frutti di bosco e petali di rosa fresca, con sfumature di mela e di frutta tropicale.

Il sorso è strutturato, nitido e vivace, sapido e sensorialmente ritmato, con un finale lungo e di buon equilibrio. È la bottiglia con più corpo del terzetto, quella che regge meglio un contesto di tavola articolato senza perdere la spinta.

Quale stapperai?

Le tre etichette non sono in competizione tra loro, occupano momenti diversi. Il Brùt è il gesto quotidiano, il Satèn chiede un po’ più di attenzione e la ripaga con un naso più stratificato e infine il Rosé porta struttura e un carattere fruttato più marcato, con quel richiamo floreale che lo rende riconoscibile al primo sorso.

Quello che le tiene insieme è l’approccio della casa: fare Cuvée per restituire la Franciacorta intera, e farlo con un tono di voce che non ha nessuna intenzione di essere solenne ma bensì unconventional!